Articolo uscito sul mensile Gente Pocket gennaio 2019 Anna Tringali è un’attrice, che riesce a mettere in perfetto equilibrio grinta e dolcezza, energia e vena poetica. Sul palcoscenico ha interpretato una giovane che cerca di dare un senso ad una vita precaria, è stata Medea, una delle donne di Shakespeare, e di Goldoni, come la sua ultima prova d’attrice che la vede tra le protagoniste de Le Baruffe Chiozzotte, che a dicembre l’ha portata in tournée anche a Mosca. Ha interpretato tanti ruoli, ma ha anche scelto il “vestito” di madre, ha due bambini, e di moglie, del collega Giacomo Rossetto con cui ha fondato Teatro Bresci. Com’è scattata la passione del teatro? Tutto è nato tra i banchi del liceo: mi sono iscritta al laboratorio pomeridiano di teatro organizzato dalla scuola. Sono stata spinta da una forte curiosità e da una decisa volontà di mettermi alla prova durante uno di quei momenti dell’esistenza, l’adolescenza, in cui spesso ci si sente inadatti, inadeguati, alla ricerca di una propria identità. E da subito ho avuto come la sensazione di aver trovato “il mio posto”. Hai interpretato tanti ruoli, molto diversi tra loro, quale hai sofferto di più?  Un personaggio che mi ha messo molto alla prova, sia fisicamente che emotivamente è stato quello di Medea. L’ho interpretato con uno spettacolo diretto da Giorgio Sangati, e in un’altra occasione con una produzione di Teatro Bresci, per la regia di Stefano Scandaletti. Stesso ruolo, con due risultati molto diversi, andati in scena a distanza di cinque anni. E’ stato un viaggio impegnativo ma meraviglioso. Mi ha messo molto in crisi, quindi è positivo. Poi c’è stata Nicoletta nel monologo Arbeit, scritto e diretto da Giorgio Sangati, che ho messo in scena anche al Piccolo di Milano e che mi ha onorato con la vittoria di due premi consegnati da Gassmann. E poi il personaggio di Ilaria Alpi del testo di Massini diretta da Sangati. Lei per me rappresenta la forza, il senso della giustizia, la libertà. Da attrice sei diventata anche produttrice di spettacoli e di festival. Cosa cambia? Organizzare festival e rassegne, o produrre e far circuitare spettacoli mi consente di mettere in moto tutto il mio senso pratico e pragmatico. Certo, rispetto al ruolo di attrice, gli aspetti da tener presenti con attenzione e cura sono di più, ci si scontra con problematiche che possono andare dal far quadrare i conti, alla burocrazia, etc. Continuo onestamente a credere che offrire e fruire cultura sia prezioso e necessario per una comunità che voglia progredire ed essere critica e consapevole. Quindi tengo duro e continuo ad inventare. Sei una professionista, ma anche mamma di due bambini… Avere dei figli è un desiderio che ho sempre avuto. Il lavoro di attrice in qualche modo sappiamo non essere convenzionale per tempi, ritmi e luoghi d’azione! Avere un compagno attore però ha fatto si che si creasse una profonda comprensione e condivisione anche nella gestione pratica di una famiglia. Con la compagnia Teatro Bresci lavoriamo con le scuole, con progetti che ci permettono di essere stanziali e presenti. Continuare a lavorare per me è vitale: voglio insegnare con l’esempio ai miei figli che la dignità e l’indipendenza che danno il lavoro sono fondamentali. Sono la chiave della libertà.     Articolo uscito sul mensile Gente Pocket gennaio 2019 Anna Tringali è un’attrice, che riesce a mettere in perfetto equilibrio grinta e dolcezza, energia e vena poetica. Sul palcoscenico ha interpretato una giovane che cerca di dare un senso ad una vita precaria, è stata Medea, una delle donne di Shakespeare, e di Goldoni, come la sua ultima prova d’attrice che la vede tra le protagoniste de Le Baruffe Chiozzotte, che a dicembre l’ha portata in tournée anche a Mosca. Ha interpretato tanti ruoli, ma ha anche scelto il “vestito” di madre, ha due bambini, e di moglie, del collega Giacomo Rossetto con cui ha fondato Teatro Bresci. Com’è scattata la passione del teatro? Tutto è nato tra i banchi del liceo: mi sono iscritta al laboratorio pomeridiano di teatro organizzato dalla scuola. Sono stata spinta da una forte curiosità e da una decisa volontà di mettermi alla prova durante uno di quei momenti dell’esistenza, l’adolescenza, in cui spesso ci si sente inadatti, inadeguati, alla ricerca di una propria identità. E da subito ho avuto come la sensazione di aver trovato “il mio posto”. Hai interpretato tanti ruoli, molto diversi tra loro, quale hai sofferto di più?  Un personaggio che mi ha messo molto alla prova, sia fisicamente che emotivamente è stato quello di Medea. L’ho interpretato con uno spettacolo diretto da Giorgio Sangati, e in un’altra occasione con una produzione di Teatro Bresci, per la regia di Stefano Scandaletti. Stesso ruolo, con due risultati molto diversi, andati in scena a distanza di cinque anni. E’ stato un viaggio impegnativo ma meraviglioso. Mi ha messo molto in crisi, quindi è positivo. Poi c’è stata Nicoletta nel monologo Arbeit, scritto e diretto da Giorgio Sangati, che ho messo in scena anche al Piccolo di Milano e che mi ha onorato con la vittoria di due premi consegnati da Gassmann. E poi il personaggio di Ilaria Alpi del testo di Massini diretta da Sangati. Lei per me rappresenta la forza, il senso della giustizia, la libertà. Da attrice sei diventata anche produttrice di spettacoli e di festival. Cosa cambia? Organizzare festival e rassegne, o produrre e far circuitare spettacoli mi consente di mettere in moto tutto il mio senso pratico e pragmatico. Certo, rispetto al ruolo di attrice, gli aspetti da tener presenti con attenzione e cura sono di più, ci si scontra con problematiche che possono andare dal far quadrare i conti, alla burocrazia, etc. Continuo onestamente a credere che offrire e fruire cultura sia prezioso e necessario per una comunità che voglia progredire ed essere critica e consapevole. Quindi tengo duro e continuo ad inventare. Sei una professionista, ma anche mamma di due bambini… Avere dei figli è un desiderio che ho sempre avuto. Il lavoro di attrice in qualche modo sappiamo non essere convenzionale per tempi, ritmi e luoghi d’azione! Avere un compagno attore però ha fatto si che si creasse una profonda comprensione e condivisione anche nella gestione pratica di una famiglia. Con la compagnia Teatro Bresci lavoriamo con le scuole, con progetti che ci permettono di essere stanziali e presenti. Continuare a lavorare per me è vitale: voglio insegnare con l’esempio ai miei figli che la dignità e l’indipendenza che danno il lavoro sono fondamentali. Sono la chiave della libertà.    
Anna Tringali tra palcoscenico, festival e bambini


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