Michela l’ho conosciuta per caso, come spesso succede nel mio lavoro. Lei voleva raccontarmi la sua storia e io l’ho ascoltata con molto piacere. Ne uscì che aveva circa 23 anni, stava disegnando la sua seconda collezione ed era riuscita a essere inserita negli eventi del Pure London. Michela ha una cosa che mi piace, è testarda, al suo sogno di diventare una designer affermata ci crede fino in fondo, nonostante farsi notare sia cosa difficilissima, nonostante che la strada richieda sforzi notevoli (e molti sono economici). Ma lei ha studiato il suo brand si è fatta una strategia di comunicazione, il tutto continuando a disegnare, a passare le notti a tagliare e cucire. Dopo Londra, Gaiofatto, cognome e nome del brand di Michela, è arrivato a Milano, a Parigi, a New York e adesso si appresta a partire per la Cina, complice un concorso della Camera della Moda che ha scelto la nostra stilista. E complice l’ultima collezione, quella autunno/inverno 2016-2017 firmata  Gaiofatto,  dove la designer continua ad esplorare la mente e a sfidare le aspettative della realtà, che si sposano con silhouette morbide, quasi accarezzate, capi destrutturati e tagli ondulati. Come filo conduttore ha scelto la capacità di giocare con le strutture e i volumi, in una continua esplorazione della mente e del “dato per certo”, ciò che ci si aspetta, per creare qualcosa di nuovo che non stravolge quanto già conosciuto, ma vi si insinua. “Questo si traduce nelle manipolazioni dei colletti o dei tagli, dove ho inserito le onde, danno un dettaglio nuovo, che ha l’allure propria della novità, ma che non è fatto per stravolgere ciò che già diamo per assodato e accettato, ma anzi entra facilmente a farne parte – spiega Michela  - Potrei fare ricami o stampe ma passata la stagione passerebbe l’interesse. Creando nuove strutture cerco uno stile tutto mio che si ritrova in ogni collezione”. E ora incrociamo le dita. Seguitela www.gaiofatto.com Michela l’ho conosciuta per caso, come spesso succede nel mio lavoro. Lei voleva raccontarmi la sua storia e io l’ho ascoltata con molto piacere. Ne uscì che aveva circa 23 anni, stava disegnando la sua seconda collezione ed era riuscita a essere inserita negli eventi del Pure London. Michela ha una cosa che mi piace, è testarda, al suo sogno di diventare una designer affermata ci crede fino in fondo, nonostante farsi notare sia cosa difficilissima, nonostante che la strada richieda sforzi notevoli (e molti sono economici). Ma lei ha studiato il suo brand si è fatta una strategia di comunicazione, il tutto continuando a disegnare, a passare le notti a tagliare e cucire. Dopo Londra, Gaiofatto, cognome e nome del brand di Michela, è arrivato a Milano, a Parigi, a New York e adesso si appresta a partire per la Cina, complice un concorso della Camera della Moda che ha scelto la nostra stilista. E complice l’ultima collezione, quella autunno/inverno 2016-2017 firmata  Gaiofatto,  dove la designer continua ad esplorare la mente e a sfidare le aspettative della realtà, che si sposano con silhouette morbide, quasi accarezzate, capi destrutturati e tagli ondulati. Come filo conduttore ha scelto la capacità di giocare con le strutture e i volumi, in una continua esplorazione della mente e del “dato per certo”, ciò che ci si aspetta, per creare qualcosa di nuovo che non stravolge quanto già conosciuto, ma vi si insinua. “Questo si traduce nelle manipolazioni dei colletti o dei tagli, dove ho inserito le onde, danno un dettaglio nuovo, che ha l’allure propria della novità, ma che non è fatto per stravolgere ciò che già diamo per assodato e accettato, ma anzi entra facilmente a farne parte – spiega Michela  - Potrei fare ricami o stampe ma passata la stagione passerebbe l’interesse. Creando nuove strutture cerco uno stile tutto mio che si ritrova in ogni collezione”. E ora incrociamo le dita. Seguitela www.gaiofatto.com
GAIOFATTO, LE ONDE DI MICHELA


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