Quando leggi un romanzo di Carla Maria Russo poi non puoi leggerli tutti. Se poi ami i romanzi storici, il gioco è fatto. Non ho resistito a “La Sposa Normanna”, non potevo sapendo che raccontava la storia di Costanza D’Altavilla, la nobildonna vissuta nella seconda metà del 1100, citata anche da Dante nella sua Divina Commedia (nel Canto III del Paradiso), che si sposò dopo i 30 anni, quando era considerata una zitella, ricca e nobile, ma pur sempre zitella, e riuscì a rimanere incinta del suo unico figlio, Federico II (qualcuno ricorderà a chi è intitolata l’Università di Napoli…), a 40 anni. Costanza era donna bella, colta e sopra le righe, nonostante fosse estremamente devota a Dio e alla sua famiglia, tanto da accettarne ogni decisione e viverne le conseguenze. L’autrice riesce a “ricostruirla”, a carpirne i pensieri, anche quelli verso un marito violento e rozzo, a cui doveva assolutamente dare un erede. Ma tutti i sacrifici che Costanza farà e le scelte, compresa quella di partorire in una piazza, facendo accorrere al parto le donne del posto, sarà per tenere alta la sua dignità e del suo casato, quello dei D’Altavilla. Costanza è una che sa guardare oltre. Non è una donna del Medioevo qualsiasi, anche tra le nobili non era usuale un carattere così fermo e una tale astuzia. Riuscirà a evitare agguati, a raggirare i tranelli dei nemici, a mettere al mondo un figlio, Federico II, che erediterà la sua intelligenza e lungimiranza. Un romanzo da leggere in un paio di pomeriggi.   LA SPOSA NORMANNA di Carla Maria Russo (edizione Piemme - Pickwick)     «Quest'è la luce della Gran Costanza che del secondo vento di Soave generò 'l terzo e l'ultima possanza» (Dante Alighieri, Paradiso, Canto III, 118-120)    
LA SPOSA NORMANNA, Costanza 40enne di oggi


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