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Giardinetti, le relazioni ritrovate

Una mamma e una figlia assieme al parco. Una scena che molte/i di noi vivono quotidianamente. Ma dopo questo spettacolo rivivranno con un occhio diverso, almeno me lo auguro. E’ la bambina che sembra accompagnare la madre, la porta al parco o ai giardinetti, dove vorrebbe giocare, ma non da sola, cerca di coinvolgere la mamma. Fa di tutto per attirare l’attenzione della madre, che è perennemente incollata al cellulare. Non si capisce quello che dice, ma non è importante. La bambina si nasconde, tira la palla e ad un certo punto sparisce. La scena si alterna tra la madre che cerca la pargola, ma non è la sola, c’è una nonna iper protettiva (quelle che abbiamo incontrato tutti almeno una volta: non andare nell’altalena o vomiti, non correre o ti sbucci un ginocchio, non giocare con la palla che ti può colpire in testa) e un’altra madre, distratta e molto competitiva. Le due si ritrovano a parlare dei figli come se ogni progresso, ogni conquista fosse una gara, dall’età del primo dentino alla lettura della prima parola. Solo di tanto in tanto ricordano di aver perso nel parco i propri bambini. Dall’altra la bambina, si chiama Candy, che scopre giochi nuovi, strani personaggi che le tengono compagnia, il Piccione è davvero divertente. I giardinetti diventano il contenitore di tante storie, che si incrociano, e lo fanno in una scenografia perfetta, tanto minimalista quanto veritiera. Ci sono prato, panchine e lampioni, che contengono una piccola grande storia e qualche ammonimento e insegnamento. Alla fine mamma e figlia si ritrovano, qualcosa sembra cambiato. Un trillo arriva dalla borsa, la mamma ci pensa prima di rispondere, ci pensa giusto 10 secondi, d poi riparte con bambina alla mano e l’ennesima inutile chiacchierata al telefono.

La produzione di Giardinetti è firmata dalla compagnia Il Mulino di Amleto di Torino.