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La storia di Sergio #pernondimenticare

La storia di Sergio l’avevo incrociata due anni fa, quando le sorelle Andra e Tatiana Bucci, oggi di 82 e 84 anni, presentarono a Padova il loro primo libro “Noi, bambini ad Awschwitz”, che raccontava la storia della loro famiglia con una lunga storia alle spalle partita dalla Biellorussia, dove aveva subito le prime persecuzioni perché ebrea, per poi trovare casa a Fiume, una nuova terra dove nonna Rosa aveva cresciuto i suoi figli e poi aveva accolto i nipoti. Le leggi razziali e la follia nazista, la deportazione della famiglia al campo di concentramento di Awschwitz- Birkenau, dove Andra e Tati, di 4 e 6 anni, vennero separate dalla madre e portate con il cugino Sergio alla Kinderblock, una costruzione destinata ai bambini ed in particolare a quelli scelti per gli esperimenti del dottor Heissmeyer, conosciuto come il dottor morte. In questo secondo libro, che le sorelle Bucci, hanno scritto per Rizzoli con l’aiuto della giornalista e documentarista Alessandra Viola, si cerca di raccontare, attraverso una ricostruzione tra ricordi e documenti inediti, la tragica storia di Sergio De Simone e di altri 19 bambini che trovarono la morte alla Bullenhuser Damm.

La storia di questi venti bambini e di quello che passarono è straziante, come tutte le storie che escono dai campi di concentramento, diventa terrificante se si pensa che fu il risultato degli esperimenti di un medico mediocre e convinto, nonostante fosse già stato smentito da colleghi e altri esperimenti, di trovare la cura della tubercolosi iniettando la malattia.

I bambini, tra cui Sergio, furono ingannati con la scusa di poter riabbracciare le rispettive mamme che non vedevano da tempo, ma furono portati di notte in gran segreto al campo di Neuengamme, era il 29 novembre del 1944, dove si tenevano gli esperimenti. Ogni mercoledì venivano visitati, venivano sottoposti a radiografie per monitorare gli effetti delle punture, delle incisioni che venivano fatte dal medico delle SS. Ogni settimana le condizioni dei piccoli si aggravavano, avevano febbre alta e una tosse terribile, quella della tubercolosi, ma non venivano curati. L’agonia continuò fino al 20 aprile 1945, quando l’esercito tedesco alla disfatta ricevette l’ordine di cancellare ogni prova degli esperimenti. I 20 bambini furono presi, costretti a vestirsi e a salire su un mezzo nonostante la febbre alta. La destinazione era la scuola di Bullenhuser Damm, dove vennero prima drogati con la morfina, poi impiccati e sepolti.

Fu un giornalista tedesco, verso la fine degli anni 70, a scoprire i nomi dei bambini e a ricostruire l’accaduto. Mario De Simone, fratello minore di Sergio, nato dopo la Guerra, ha creato un’associazione I bambini di Bullenhuser Damm, per non dimenticare e portare nelle scuole e ovunque possibile la testimonianza di quello che è successo nei campi.